Psicologa per bambini
e adolescenti, insieme alla famiglia
Crescere non è sempre semplice. Ci sono momenti in cui un bambino o un ragazzo fatica più del solito, e i genitori non sanno bene come aiutarlo. Chiedere un confronto con una psicologa non significa che ci sia qualcosa di grave: spesso è il modo più rapido per capire cosa sta succedendo e ritrovare serenità, per il figlio e per tutta la famiglia.
Quando può essere utile un confronto
Ogni bambino ha i suoi tempi, e molti cambiamenti fanno parte della crescita. Vale la pena chiedere un parere quando una difficoltà dura nel tempo, si fa più intensa o comincia a pesare sulla vita di tutti i giorni. Ad esempio:
- paure, ansia o preoccupazioni che non passano, anche per la scuola o per la separazione dai genitori;
- crisi di rabbia, irritabilità o comportamenti difficili da gestire;
- tristezza, chiusura, ritiro dagli amici o dalle attività che prima piacevano;
- difficoltà a scuola, calo del rendimento, rifiuto di andarci;
- problemi di sonno, cambiamenti nell'alimentazione, disturbi fisici senza una causa medica;
- eventi che hanno messo alla prova la famiglia: una separazione, un lutto, un trasloco, l'arrivo di un fratellino;
- nei ragazzi: fatiche con l'immagine di sé, le relazioni, l'uso dei social, le scelte per il futuro.
Non serve aspettare che le cose peggiorino: a volte bastano pochi incontri per orientarsi e sapere come muoversi.
Come si svolge un percorso
Con bambini e ragazzi il lavoro si costruisce sempre insieme alla famiglia, con modalità adatte all'età: il gioco e il disegno con i più piccoli, il dialogo con i più grandi.
- Incontro con i genitori. Il primo colloquio è con i genitori: si raccolgono la storia del figlio, le preoccupazioni e le domande della famiglia.
- Conoscenza del bambino o del ragazzo. Alcuni incontri per conoscerlo, capire come vive la situazione e cosa lo fa stare meglio o peggio.
- Restituzione. Si condivide con i genitori ciò che è emerso e si decide insieme se e come proseguire, con obiettivi chiari.
- Percorso e sostegno ai genitori. Il lavoro con il figlio procede affiancato da momenti con i genitori, perché i cambiamenti si costruiscono anche a casa.
L'approccio è cognitivo-comportamentale: aiuta bambini e ragazzi a riconoscere le proprie emozioni, a capire come pensieri e comportamenti si influenzano e a sviluppare strategie concrete per affrontare le difficoltà.
Il ruolo dei genitori
I genitori sono una parte fondamentale del percorso: conoscono il figlio meglio di chiunque altro e sono le persone che possono sostenerlo ogni giorno. Il sostegno genitoriale offre uno spazio per confrontarsi sulle difficoltà educative e relazionali, trovare strategie più efficaci e sentirsi meno soli. A volte il lavoro si svolge solo con i genitori, senza che il figlio debba venire in studio.
Chiedere aiuto per un figlio non è un fallimento come genitori: è un gesto di cura.
La mia esperienza
Mi sono formata in Psicologia dello Sviluppo e dei Processi di Tutela all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Ho maturato esperienza con bambini, ragazzi e famiglie in neuropsichiatria infantile, nei consultori familiari e nei servizi territoriali, negli sportelli di ascolto scolastici e in contesti di tutela dei minori.
Domande frequenti
Questa pagina ha finalità informative e divulgative e non sostituisce una valutazione clinica. Se stai vivendo una situazione di emergenza, chiama il 112 o rivolgiti al pronto soccorso più vicino.
Se vuoi parlarne,
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Non serve aver chiaro cosa dire. Il primo colloquio è uno spazio per conoscersi e capire insieme come aiutare vostro figlio.
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