La mente, come il corpo,
sa ripararsi da sola
L'EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un approccio psicoterapeutico riconosciuto a livello internazionale per il trattamento del trauma e delle esperienze di vita stressanti. Il suo presupposto è semplice: la mente possiede un sistema naturale di autoriparazione.
La mente digerisce le esperienze
Pensiamo a come funziona la digestione. Introduciamo il cibo, il corpo lo scompone, trattiene ciò che nutre ed elimina le scorie. È un processo automatico: non dobbiamo pensarci.
Il cervello fa qualcosa di molto simile con le esperienze. Di fronte a un evento difficile, lo elabora: trattiene ciò che è utile — l'insegnamento, il ricordo, la capacità di riconoscere una situazione simile in futuro — e lascia andare il carico emotivo che non serve più. Il ricordo resta, ma diventa un fatto del passato: possiamo pensarci senza rivivere ogni volta il dolore.
Quando il processo si blocca
A volte, però, questo meccanismo si interrompe. Quando l'esperienza è troppo intensa o improvvisa, il sistema non riesce a completare il lavoro. Il ricordo rimane immagazzinato in modo disfunzionale, con le stesse immagini, sensazioni fisiche ed emozioni del momento in cui è accaduto.
Come un cibo non digerito genera malessere, un ricordo non elaborato continua a produrre sofferenza nel presente: non perché la persona non voglia superarlo, ma perché non ha ancora potuto elaborarlo.
Dove interviene l'EMDR
L'EMDR interviene proprio qui. Non aggiunge nulla dall'esterno: aiuta a rimettere in moto il meccanismo naturale di elaborazione, permettendo alla mente di completare un lavoro che si era interrotto.
Nel mio lavoro l'EMDR si integra con la Terapia Cognitivo-Comportamentale e la Schema Therapy: gli strumenti vengono scelti insieme, in base alla persona e a ciò che porta in seduta.
Per quali difficoltà si usa
L'EMDR nasce per il trattamento del trauma ed è oggi tra gli approcci raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per il disturbo da stress post-traumatico. Ma «trauma» non significa solo eventi eccezionali: spesso si tratta di esperienze più quotidiane, che però hanno lasciato un segno.
Può essere utile, ad esempio, quando ci sono:
- ricordi che tornano con la stessa intensità di allora, anche a distanza di anni;
- un lutto o una separazione che fanno ancora molto male;
- un incidente, un intervento medico, un periodo di forte paura;
- ansia, attacchi di panico o paure che sembrano legati a un'esperienza precisa;
- esperienze di rifiuto, umiliazione o solitudine che continuano a influenzare il modo in cui ci si vede.
Non serve sapere in anticipo se il proprio malessere ha a che fare con un ricordo: è una delle cose che si capiscono insieme.
Come si svolge un percorso
Il lavoro con l'EMDR segue un protocollo preciso, strutturato in più fasi. In parole semplici:
- Conoscersi. Nei primi incontri si ricostruisce la storia della persona, si individuano i ricordi su cui lavorare e si decide insieme da dove partire.
- Prepararsi. Prima di avvicinarsi ai ricordi difficili si costruiscono risorse e strategie per sentirsi al sicuro e gestire le emozioni che possono emergere. Si procede solo quando ci si sente pronti.
- Elaborare. Si richiama il ricordo per pochi istanti mentre si segue con lo sguardo un movimento alternato da destra a sinistra, oppure con leggeri tocchi o suoni alternati. Si lavora per brevi serie, con pause in cui si osserva cosa emerge.
- Consolidare. Si rafforza un modo più sereno di guardare a se stessi e, negli incontri successivi, si verifica insieme come è cambiato il ricordo e cosa è cambiato nel presente.
Domande frequenti
Questa pagina ha finalità informative e divulgative. Non sostituisce una valutazione clinica: l'indicazione a un percorso EMDR viene definita insieme, dopo un primo colloquio di conoscenza.
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Non serve aver chiaro cosa dire. La prima seduta è uno spazio per conoscersi e capire insieme se questo percorso può esserti utile.
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